Razzismo e violenza : ancora morti in America

 

Sangue e terrore negli Stati Uniti.  Questa volta il  teatro delle violenze è Charlotte, cittadina del North Caroline.
Un uomo di colore viene colpito a morte da un agente, anche lui afroamericano, e subito si scatena una vera e propria sommossa sociale.
L’intera  comunità di colore è sotto shock. “E’ l’ennesimo omicidio”, urla la gente, che considera ormai la polizia americana alla stregua di una “categoria senza scrupoli”.
Un uomo sostava in auto. Attendeva i suoi figli alla fermata dello scuolabus. I poliziotti si avvicinano intimandogli di scendere… Poi, parte il colpo mortale dalla pistola di ordinanza di uno degli agenti.
Nell’imminenza dei fatti – come sempre in questi casi – si susseguono dichiarazioni discordanti: da una parte la polizia, accusata di violenza e razzismo ai danni di una comunità ormai in ginocchio; dall’altra uomini e donne che, ancora oggi, lottano pericolosamente per vedersi riconoscere quei diritti che dovrebbero essere alla base di ogni civiltà democratica.
Contesti difficili,vite difficili quelle degli americani di colore… E non è bastato “un presidente nero” a fermare i rigurgiti di razzismo. Obama, all’inizio, rappresentò il riscatto di quella gente. Ogni ragazzo di colore sapeva che un giorno sarebbe potuto diventare il Presidente degli Stati Uniti d’America.
A  distanza di 60 anni  dall’abolizione dell’ultima segregazione razziale sui mezzi di trasporto pubblici (superata grazie alle battaglie dell’attivista della National Association for the Advacement of Colored People, Rosa Parks) l’eredità della schiavitù sembra essere ancora un marchio ingombrante.
Per non parlare del fatto che, ancora oggi, l’80 per cento degli arrestati a New York sono afroamericani.
In media, un ragazzo di colore ha molte più probabilità di finire in carcere rispetto ad un suo coetaneo bianco.
Questi dati vanno ad aggiungersi ad un’altra problematica, quella della vendita di armi, commercializzate con estrema facilità.
Una realtà sconcertante, se si pensa che negli Stati Uniti ci sono più armi che persone: 357 milioni di armi da fuoco per 318,9 milioni di cittadini.
Probabilmente la situazione è un po’ sfuggita di mano o semplicemente si è esasperato ciò che viene sancito nel secondo emendamento della Costituzione Americana che recita : “ Essendo necessaria alla sicurezza di uno Stato libero una ben organizzata milizia, il diritto dei cittadini di detenere e portare armi non potrà essere infranto”.
Diritti violati e abusi di potere,importanti sfide a cui dovrà dare una risposta  il nuovo Presidente degli Stati Uniti.


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