Napoli, il degrado di Scampia tra finzione e realtà

 

Osservare la realtà di Scampia, zona a nord della periferia partenopea, seduti comodamente su un divano e viverla sul serio è cosa ben diversa…
Divenuta famosa grazie alla serie tv “Gomorra”, Scampia è lo specchio di un degrado sociale senza precedenti.
I colpi di pistola e l’odore acre del sangue che attraversa i pianerottoli di quei bui palazzi fatiscenti sono impressi negli occhi e nella mente di chi, purtroppo, a Scampia si è trovato a viverci senza scelta.
Nonostante la criminalità organizzata abbia subito un duro colpo dopo la fine del clan camorristico dei Di Lauro e dei cosidetti “scissionisti”, sul piano della repressione c’è ancora molto da fare.
Lo scempio architettonico e sociale del quartiere è ben rappresentato dalle “Vele”, quelle enormi costruzioni di sedici piani che dovevano significare – nell’immaginar io di chi le progettò - l’emblema della casa come servizio sociale e diritto garantito ai cittadini.
Droga, prostituzione, usura, estorsioni: un giro di malaffare che si aggira, ancor oggi, intorno a fatturati illegali da più di un milione al giorno.
“Qualcosa è cambiato e sta cambiando”, afferma Giovanni Mandato, dirigente del commissariato di P.S. di Scampia.
“I giovani sognano un futuro diverso. Le donne vogliono offrire una vita migliore ai loro figli, e tutto ciò sta modificando il volto abituale di quest’area”.
Agli angoli delle strade, ogni tanto, si intravede una piccola bancarella di fortuna organizzata alla meglio per racimolare quei pochi spicci che consentono di vivere una quotidianità onesta.
La gente cerca di andare avanti, si organizza come meglio può.
Le ragazze organizzano corsi di “zumba” in un’area abbandonata che sarebbe servita come area comune.
Presto tutto scomparirà. Le ruspe raderanno al suolo l’intera area e di “Vela” ne restrerà solo una, quasi a voler ricordare ciò che si poteva ma non si è voluto fare.
Il fantasma di un pezzo di città che scompare con tutte le sue atrocità.
“Vedi Napoli e poi muori”, la celebre frase pronunciata da Goethe per esaltare le bellezze della straordinaria città di Napoli, troppe volte deve fare i conti con il destino delle genti di periferia, abbandonate all’incuria della politica e alla penuria cronica di risorse.
Un destino che non lascia alternative, un destino che uccide e che lascia segni per tutta la vita, quando la vita non la toglie addirittura...
Sarà semplice radere al suolo l’emblema di un quartiere che non è nato sotto una buona stella. Le ruspe, purtroppo, non cancelleranno le esistenze devastate delle genti di “Gomorra”.


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