Terremoto: dopo il lutto, l’incognita  ricostruzione

 

Mentre la terra restituisce le ultime vittime della tragica notte del 24 agosto -  intere città rase al suolo nel Lazio e nelle Marche da una scossa di magnitudo 6,2 – il Governo comincia ad ipotizzare il difficile percorso della ricostruzione. Stavolta non si tratta soltanto di edificare nuove case, ma soprattutto di restituire identità e speranza a quelle genti che, dopo i lutti, portano impresso negli occhi l’orrore di ciò che hanno vissuto.
Sgomento e rabbia rischiano di prendere il sopravvento: ad Amatrice, ad Accumuli, ad Arquata del Tronto, c’è gente che pur non avendo più lacrime da versare per quelle vite strappate all’improvviso, non intende rassegnarsi e guarda al futuro dei propri centri urbani.
Troppe le domande senza risposta. Sull’interrogativo di sempre - “di chi è la colpa di tante vittime?” - le Procure competenti  aprono fascicoli contro ignoti per verificare le responsabilità di chi doveva controllare la messa in sicurezza degli edifici, pubblici e non, crollati come panna montata.
Altre indagini, altri processi dagli esiti incerti… .
Ciò che più sta a cuore, adesso, ai 2.500  sopravvissuti, è capire come immaginare il domani.
I cittadini delle zone colpite, gente ruvida di montagna abituata ai sacrifici, hanno le idee chiare: “Non lasceremo decidere a loro”,commentano nelle tende, “non ci dovrà essere lo scempio dei container e delle “new towns”… E’ una sorta di “parola d’ordine”, gridata a squarciagola, da chi aspetta che alle promesse delle Istituzioni, ripetute da tutte le alte cariche in visita ai luoghi del sisma, seguano i fatti.
Il modello già collaudato per l’Aquila, secondo i cittadini vittima del terremoto, potrebbe essere un primo “step”. Ma poi il modello è Norcia, la città storica dell’Abruzzo ricostruita uguale com’era, sull’impianto urbanistico di quella distrutta dai colpi di un altro terribile sisma datato 1979.
Prima tappa, quindi, il  MAP (modulo abitativo provvisorio ): mini- chalet  unifamiliari di circa 70 metri quadri,  completamente in legno, forniti  di impianti idrico – sanitario, cucina, riscaldamento, impianto elettrico- telefonico e  poggiati su basi in calcestruzzo di circa 2 centimetri e completamente isolati dal terreno.



1.400 euro a metro quadro il costo previsionale, un impegno cospicuo ma necessario per superare la fase dell’emergenza e liberarsi – in sette, otto mesi – delle tendopoli.
Poi, la ricostruzione vera e propria… Ma per quella, ogni previsione sarebbe un azzardo…e le foglie morte dell'arrivo di Como sono distese a fargli da vallette: "Oggi era un giorno speciale, il compleanno di mia moglie: la squadra è stata fantastica e sono molto emozionato", dice mentre le lacrime gli rigano il volto. "E' stata una stagione molto difficile e la squadra è stata meravigliosa. Ci ho provato diverse volte, anche in salita, ma il ritmo era molto alto ed ero marcato stretto. Dovevo sorprendere e ci sono riuscito". L'ultima volta italiana in una classica (le monumento sono Lombardia, Sanremo, Fiandre, Roubaix e Liegi) era stata con Cunego nel 2008:  "Non è sempre facile cercare di primeggiare nelle classiche -la riflessione del siciliano- ci si gioca tutto in un giorno e serve fortuna".


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