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2017, Italia a rischio?

I profeti di sventura teorizzano un anno terribile per l’economia nazionale, minacciata da una crisi irreversibile che produce crescita zero, cinque milioni di poveri e conti pubblici in caduta libera…

E se il 2017 fosse l’anno della “troika”? E se davvero l’economia italiana si prospettasse come un tale incubo per l’Europa da necessitare un salvataggio “pilotato” da Bruxelles, come molti opinionisti sostengono da qualche tempo?
Il Governo guidato da Paolo Gentiloni ha dovuto confrontarsi con un primo, pesante macigno: il “default” di Monte dei Paschi di Siena, la grande banca nazionale che non è riuscita ad intercettare nuovi investitori sul libero mercato e che, per questo, dovrà essere salvata con danaro pubblico. Quasi nove miliardi di euro, gran parte di un “fondo” da 20 miliardi accantonato dall’Esecutivo per eventuali interventi a tutela della solidità degli Istituti di credito “made in Italy”. I “boiardi” della Commissione Europea e i funzionari della Bce scommettono che la voragine continuerà a manifestarsi in tutta la sua criticità: altre banche potrebbero necessitare di aiuti pubblici ed il debito statale – ad oggi attestato sulla cifra da incubo di oltre 2.369 miliardi, il 132, 6% del PIL – potrebbe continuare a crescere. Secondo il Financial Time, che appare bene informato sulle istituzioni finanziarie di casa nostra, sarebbero a rischio anche tre banche “medie” (Popolare di Vicenza, Veneto Banca e Carige) e quattro “piccole”, già oggetto di interventi di ricapitalizzazione (Etruria, Carichieti, Banca delle Marche e Cariferrara).
In realtà, da tempo l’ISTAT (Istituto Nazionale di statistica) mette in guardia politici ed analisti: il debito “reale” sarebbe pari al 152,6% del PIL se si considera quella “economia non osservata”, frutto del sommerso e dell’illecito, che impressiona ancora di più gli “opinion leaders” che considerano l’Italia una seconda Grecia, con un default in atto e tale da rappresentare un pericolo per la stabilità dell’Unione.
Meno ancora rassicuranti i dati sul lavoro. Oltre 3milioni e mezzo di lavoratori precari, 3 milioni e mezzo di disoccupati, quasi 5 milioni soggetti in condizioni di acclarata povertà, rappresentano la fotografia inquietante di un disagio sociale che si accumula al Nord come al Sud, con la differenza che i problemi atavici del Mezzogiorno si fondono come in una miscela esplosiva che lì, da Roma in giù, rischia di esplodere in rivolta sociale.
Aumenta sensibilmente la mortalità delle imprese, specie piccole e medie, ed il numero dei fallimenti, cresciuti del 59% rispetto al 2009, tanto per fare un esempio, al Nord come al Centro ed al Sud.
Ma non basta. Secondo l’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) vanno ridotte al ribasso le stime di crescita del Paese. Il Pil crescerà soltanto dello 0,8% e questo cattivo andamento si accompagnerà a una dinamica lenta dell’occupazione e dei consumi, e avrà inevitabilmente conseguenze negative anche sui conti pubblici, aumentando in proporzione il peso del deficit.
Ancora meno rosea la previsione del Fmi, il Fondo Monetario, che addirittura dimezza le stime sull’Italia e analizza i dati di una vera e propria “recessione” ormai quasi endemica.
Se a tutto ciò si aggiunge il dato di una politica di Governo debole, circondata dall’incognita della precarietà temporale e dalla prospettiva di elezioni a breve, allora la previsione di sventura rischia di materializzarsi nella più nera delle soluzioni: il “commissariamento” del Paese da parte delle istituzioni europee, né più né meno come è accaduto per la Grecia.
Sarà vero? Staremo a vedere. Di certo non sarà facile confrontarsi con le nuove emergenze, ed il premier Gentiloni ne è consapevole.


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