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Crollo delle nascite, l’Italia non fa figli

 

Non si mettono al mondo più figli in Italia: questo il dato allarmante, diffuso dall’Istituto Nazionale di Statistica.
Nello scorso anno sono state registrate 14.600 nascite in meno rispetto a quello precedente. E mentre il tasso di natalità cala vertiginosamente, si è registrato un significativo innalzamento dei decessi con ben 49 mila morti in più.
Insomma, se dovesse continuare così, in breve tempo il nostro Paese diventerebbe un luogo abitato solo da anziani con tutte le problematiche che ne conseguirebbero.
Ad oggi il cosiddetto “saldo naturale” - ossia il calcolo demografico effettuato in base alle nascite ed ai decessi - si aggirerebbe intorno a meno 165 mila persone.
Il lento avanzare del processo d’invecchiamento vede gli ultrasessantacinquenni aumentare del 22 per cento del totale della popolazione, mentre la restante “attiva” - che comprende la fascia d’età tra i 15 ed i 64 anni - scende del 13,7 per cento.
Ci troviamo di fronte ad uno dei record storici dopo l’Unità d’Italia, un vero e proprio gap generazionale.
Inoltre, mentre prima una buona parte delle nascite era attribuibile agli immigrati residenti nel nostro Paese, ad oggi si registra un forte calo demografico anche per loro.
Sorprende invece come tenda ad aumentare la natalità tra le coppie conviventi, circa il 28,7 per cento del totale, rispetto a quella delle coppie sposate che hanno fatto registrare un calo di ben 120 mila nascite in 5 anni.
Alla base di questo crollo demografico vi sono diverse ragioni.
La prima e più importante è sicuramente la precarietà economica che assale le giovani coppie, la mancanza di lavoro e di prospettive.
Si tende a rinviare sempre più il momento di mettere su famiglia.
Sale anche l’età in cui una donna decide di concepire un figlio, mediamente intorno ai 32 anni.
In poche parole, mettere al mondo un figlio è diventato un lusso.
Ma è davvero così? Le generazioni dei nostri antenati, che hanno vissuto le guerre, le epidemie, sofferto la fame, sembravano averci trasferito un diverso messaggio.
Non si facevano tanti calcoli, un figlio arrivava e basta, si cercava allora di tirarlo su il meglio possibile.
Oggi che abbiamo tutti i confort possibili, decidiamo di mettere su famiglia solo quando il nostro conto in banca è tale da potercelo consentire, quando insomma tutte le nostre ipotetiche sicurezze ci fanno stare tranquilli.
Ma è giusto parlare di “sicurezze” per rinviare il più naturale dei bisogni?


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