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Dramma-carceri: l’ennesimo suicidio

 

Il dramma delle carceri continua a mietere vittime. Un altro suicidio, l’ennesimo, aggiorna una macabra contabilità che provoca polemiche e lascia senza parole…
Stavolta è toccata ad un egiziano di 30 anni: si è tolto la vita nel carcere di Caltanisetta, impiccandosi con le lenzuola avvolte alla grata della cella, sotto gli sguardi attoniti dei suoi compagni.
Un’altra vita che finisce, un altro grido di aiuto in quella che dovrebbe essere l’istituzione deputata al reinserimento sociale per eccellenza.
L’allarme-suicidi lo lancia proprio il Garante dei detenuti, che sottolinea come questo tragico episodio vada ad aggiungersi ai precedenti 11 casi di suicidio all’interno di istituzioni penitenziarie dall’inizio dell’anno. Si, undici suicidi in meno di novanta giorni…
“Una delle piaghe più dolorose del nostro Paese”, commenta il Ministro della Giustizia, Andrea Orlando, già da tempo impegnato a risolvere l’emergenza attraverso una direttiva che sancisce l’innalzamento del livello di attenzione per prevenire fenomeni di autolesionismo come quello accaduto in questi giorni.
La piaga principale si chiama “sovraffollamento”.
In Italia oggi le prigioni sono 193 ed accolgono oltre 54mila detenuti a fronte di una capienza massima di 49mila e 700 posti.
Ogni detenuto ha a disposizione uno spazio di circa 4 metri quadrati.

Pochi, troppo pochi, se si pensa che in media ogni giorno un detenuto costa allo Stato italiano circa 140 euro al giorno, il costo più alto di tutta Europa.
Insomma, analizzando unicamente i dati emersi, il carcere è tutt’altro che un luogo di rieducazione per consentire il reinserimento nella società.
“L’ingresso del detenuto nel carcere equivale alla sua spoliazione”, afferma il sociologo Erving Goffman. “ Il detenuto perde la sua identità per trovarne una nuova. La rescissione dei legami familiari e sociali che l’istituzione penitenziaria impone innalza un muro spesso invalicabile con il mondo esterno”.
Ciò che serviva per educare lascia spazio alla solitudine, all’ingiustizia, agli abusi, trasformando quella persona che andava rieducata in un essere morto dentro. Quando il silenzio fa troppo rumore, non si intravede altra strada che quella della morte. Ed in Italia, ormai, siamo alla crisi senza ritorno: un suicidio alla settimana dal 1992…


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