Terremoti e prevenzione : ciò che l’Italia non fa

 

Prevenire è meglio che curare, recita il vecchio adagio.
L’Italia, tuttavia, in termini di prevenzione non sembra essere al passo con i tempi…
O, meglio, rispetto ai disastri naturali causati dai terremoti – frequenti e gravosi in termini di vite umane - non coltiva il giusto ricordo. E se non c’è ricordo, rispetto alle calamità, non  c’è nemmeno un’adeguata strategia di prevenzione.
Eppure, già  in epoca romana Plinio il Vecchio istruiva su come rendere più sicure le abitazioni, riempendo i suoi scritti di preziosi consigli sulla sopravvivenza in caso di terremoti ed eruzioni vulcaniche.
Allora la domanda è d’obbligo : perché in un paese con un immenso bagaglio storico – culturale quale  l’Italia non si sono ancora raggiunti adeguati livelli di sicurezza?
Quando si vuole, si può, direte voi... e sarebbe anche giusto non generalizzare, anche se gli esempi di buona gestione nella prevenzione antisismica sono davvero sparuti. Uno per tutti: a pochi chilometri dal devastante terremoto di questi giorni, Norcia - colpita nelle stesse ore da una scossa di magnitudo 5,5 - non ha registrato danni ad edifici e persone. Come mai?
Semplice: nella ricostruzione del borgo antico, la messa in opera di nuove tecnologie ha consentito l’alleggerimento dei tetti,  prendendo spunto proprio da tecniche antiche in cui – tanto per fare un esempio - si usava il legno e si rafforzavano le fondamenta.
Dopo la devastante esperienza del 1979, la cittadina umbra è corsa ai ripari affidandosi a chi più ne sa in questo campo e investendo notevolmente in tutto ciò che può risparmiare vite umane.
Proprio ciò che andrebbe fatto in tutto il resto della nostra penisola.
In Italia, secondo una recente statistica, si stima che siano circa 24.000 le scuole considerate a rischio di cui 3.600 a rischio grave. Più di 500 sarebbero, invece, gli ospedali da rendere più sicuri.
In altre parole, la maggior parte del nostro Paese versa in uno stato di grave  pericolo sismico.
Molto avremmo da imparare dagli ingegneri e dai tecnici giapponesi che sono riusciti, oltre ad attuare imponenti strategie  e tecniche di messa in sicurezza, addirittura a creare un appYureKuru Call che in tempo reale riporta i dati dell’agenzia metereologica nipponica. Tale applicazione non è di certo in grado di prevedere un terremoto, ma diversamente riesce ad avvertire 5 milioni di cittadini pochi secondi prima del sisma. Secondi che tuttavia, secondo le statistiche, possono mettere in salvo migliaia di vite umane.
 Altro discorso per l’Italia. Qui ci si azzuffa sul nulla: da un lato, c’è la buona volontà di chi vuole davvero cambiare le cose ed uscire dalla black-list in tema di prevenzione; dall’altro bisogna fare i conti con burocrazia e malaffare. La ricostruzione de L’Aquila è stata il più brutto dei capitoli… E spesso, inutile dirlo, sono state privilegiate imprese che si accaparravano i lavori a volte senza nemmeno corrispondere ai dovuti requisiti di legge.
Ad Amatrice e nei paesi colpiti di Lazio, Umbria e Marche sarà fondamentale un imponente controllo preventivo: garanzia di solidità delle imprese, certificazioni antimafia in regola, competenze e velocità di esecuzione dovranno essere i requisiti fondamentali.
Allo Stato, per vincere la partita, sarà necessario mettere a tacere i burocrati e garantire tempi certi di pagamento a chi dovrà operare, pena lo stop dei cantieri… e qui capiremo se alle buone intenzioni seguirà la volontà politica di farcela davvero!


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