La donna che tiene in pugno l’economia mondiale

 

Christine Lagarde, direttore generale del Fondo Monetario Internazionale, mette tutti in allerta : “Frenare la globalizzazione non farà altro che peggiorare il già critico assetto economico di molti Paesi… I leader politici che per attirare consensi promettono protezionismo, sbagliano di grosso…”
Affermazioni che piombano come fulmini nel dibattito politico su un quadro economico vacillante, scatenando le preoccupazioni soprattutto di quei Paesi, come l’Italia, che si trovano a far fronte ad una crisi economica iniziata già nel 2011.
Ma allora qual è la vera cura per “guarire”? Come si farà, in futuro, a non incorrere in crisi di sistema come quelle che stanno mettendo in ginocchio gran parte dei Paesi dell’Unione Europea? E se c’è, se è lì per questo, perché il Fondo Monetario Internazionale non fa nulla per prevenire le crisi cicliche che devastano le economie mondiali?
Nato nel 1945, negli anni della Grande Depressione - quando molti Paesi innalzarono barriere verso il commercio di prodotti stranieri, cercando disperatamente di tutelare la propria economia - il Fondo Monetario Internazionale vanta, ad oggi, la partecipazione di ben 189 Paesi. Insieme alla Banca Mondiale fa parte delle organizzazioni cosidette “della Bretton Woods” ( acronimo ereditato dalla località statunitense in cui si tenne il primo congresso ).
Istituito perché servisse da fondo di cooperazione per gli Stati, al quale poter attingere in momenti difficili, nella realtà si occupa prevalentemente di concedere prestiti agli Stati membri “creando le condizioni per accedere a tali finanziamenti” attraverso dei “piani di aggiustamento strutturali”.
Tutto ciò, tuttavia, comporta la svalutazione delle monete nazionali, la riduzione del deficit con imponenti tagli alla spesa pubblica e il conseguente aumento delle imposte.
Il risultato shock di tutto ciò è che si rischia di aggravare la situazione economica anziché migliorarla.
Lo disse, a chiare lettere, il Premio Nobel per l’economia Joseph Stiglitz nel suo saggio “La Globalizzazione e i suoi oppositori”, già nel 2002.
Stiglitz accusò pesantemente il FMI di poca trasparenza nelle procedure avviate soprattutto nei confronti dei Paesi poveri, determinando a suo dire un ulteriore indebolimento degli stessi.
Globalizzazione o chiusura delle frontiere sono i due rovesci di una stessa medaglia.
La verità sta nel mezzo, recitavano i saggi antichi; si auspica che nel mezzo della tempesta qualcuno sappia riprendere in mano il timone per non far affondare la barca…


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