Libertà di morire

 In Belgio il primo caso di morte assistita. Un minorenne chiede ai genitori: “lasciatemi andare…”

Ha suscitato scalpore e ha scosso la coscienza di tanti nel mondo. E’ il caso del giovane diciassettenne belga cui è stato praticato il “suicidio assistito”.
Il giovane soffriva da tempo di dolori fisici insopportabili. Da qui la scelta dei genitori di accompagnare il loro unico figlio verso “la morte dolce”.
 Si è trattato del primo caso al mondo di morte assistita per un minorenne.
Un argomento, quello dell’eutanasia, molto discusso e tema di forti dispute nel nostro Paese. Eppure sono circa 50 i malati che ogni anno si recano a Zurigo per dire basta ad una vita scandita da terapie e sofferenze indescrivibili.
Come conferma Sandra Martino, della Dignitas di Zurigo, la struttura che da anni si occupa di eutanasia, non è raro il ricorso a questa pratica di “fine vita”.
“ Svolgiamo un ruolo delicatissimo,come si può immaginare, quello della interruzione volontaria della vita”, afferma la Martino. “Da noi il malato terminale viene seguito nel lungo iter,  per nulla semplice, che lo condurrà alla scelta finale. Si tratta proprio di capire se il malato è deciso davvero a perseguire questa strada, affiancato dal nostro staff di psicologi e specialisti. Tutto però dipende da lui”.
In Italia la legge di iniziativa popolare è ferma da due anni in Parlamento, pur avendo raccolto ben oltre 67 mila firme.
I contrari, tuttavia, sembrano essere la maggioranza.
“Se a porre fine alla vita di un individuo è un adulto a cui è stato attribuito il potere di vita o di morte su un minorenne, sono certamente contrario”, insorge, senza mezzi termini, Lorenzo D’Avock, Presidente del Comitato Nazionale di Bioetica e professore ordinario di filosofia all’Università Roma Tre.
La pensa allo stesso modo il Presidente della Cei, il Cardinale Angelo Bagnasco, il quale difende fermamente il diritto alla vita, anche quando questa diventa dolorosa.
Di tutt’altro parere Maria Antonietta Coscioni, presidente dell’Istituto Coscioni: “Il Belgio non ha voltato le spalle alla sofferenza dei suoi cittadini , modello di civiltà e democrazia da imitare”.
A sostegno di questa tesi  anche Marco Cappato dei Radicali: “ Solo in questo modo si può debellare l’eutanasia clandestina che tutti fanno finta di non vedere. Il Belgio invece da’ garanzie ai suoi ammalati .”
Nel XX secolo, era di grandi traguardi scientifici e tecnologici, in cui all’uomo nulla sembra impossibile, scegliere  se vivere o morire diventa uno dei punti sul quale più riflettere.
Per chi è cristiano la risposta può averla solo Dio, ma anche per i laici prendere una decisione in questo senso diventa davvero difficile, probabilmente perché nel proprio inconscio vince la difesa della vita, a prescindere da qualsiasi altra considerazione.
Mentre la medicina fa passi da gigante per debellare malattie che non lasciano scampo, l’auspicio è che chiunque si trovi a dover scegliere lasci spazio alla propria coscienza ed alla speranza che nulla è perso per sempre.


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