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Alitalia, ultimo atto

 

Ore concitate per Alitalia. La lunga maratona per evitare il “default” della storica compagnia aerea è iniziata. Una sorta di corsa ad ostacoli, l’ultimo atto di una vicenda decennale che stavolta potrebbe finire davvero male.
Dopo il no dei lavoratori all’intesa azienda – sindacati, il Governo esclude la possibilità di poter erogare fondi per un “salvataggio di Stato”. L’ipotesi di un “prestito ponte” di 300, 400 milioni che lasci in vita la compagnia per ulteriori sei mesi (il tempo necessario per individuare un acquirente sul libero mercato internazionale) necessita dell’ok di Bruxelles.
“La nazionalizzazione non è una strada percorribile”, chiarisce, senza mezzi termini, il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, Giuliano Poletti. E aggiunge: “Tutte le altre ipotesi sono sul tappeto…”.


E mentre infuria la polemica fra le forze politiche, in bilico ci sono 20 mila posti di lavoro.
“Il Partito Democratico”, fanno sapere all’unisono Renzi, Emiliano ed  Orlando, i tre candidati alla segreteria che si sfidano alle primarie, “sta già lavorando per una proposta entro metà maggio, sforzandosi di trovare una soluzione alternativa alla liquidazione della compagnia…”.
Per il  penta stellato Di Maio, la strada migliore è quella di ridurre gli sprechi e abbattere il 30 per cento dei costi.
Forza Italia e Lega Nord puntano il dito contro il Governo, definendolo incapace di intendere e di volere.
Dunque siamo al punto di partenza e la soluzione al problema sembra essere ancora molto lontana.
Secondo il titolare del Mise (Ministero dello sviluppo economico), Carlo Calenda, il “prestito ponte”, 300-400 milioni di euro, è una tappa indispensabile. Certo, è necessario l’aiuto della Commissione Europea, che si renda conto che in questo modo si guadagnerebbero circa sei mesi di respiro. Un commissariamento e i fondi necessari alla sopravvivenza del quotidiano, fornirebbero la giusta calma per individuare il potenziale acquirente.
Nel frattempo sono iniziati i primi “corteggiamenti” da parte di varie compagnie disposte a rilevare Alitalia.
Prima fra tutte la tedesca Lufthansa, che però sarebbe interessata alla compagnia solo in seguito ad una dichiarazione di fallimento: operazione a costo zero, senza garanzie per i lavoratori né speranze per i tanti creditori in attesa. I tedeschi potrebbero essere disposti a garantire solo una minima parte degli attuali livelli occupazionali.


Poca cosa, mentre la possibilità che si affaccino altri potenziali acquirenti senza il passaggio ufficiale al “default”, sembra davvero residuale.
La politica è consapevole dell’ultimo atto di una “commedia” tragica che ha visto depauperare, nei decenni scorsi, miliardi di fondi pubblici senza mai giungere alla stabilità. Sprechi, ruberie, favori, sono stati il passato infelice delle gestioni “nazionali”. Oggi, sembra quasi che Alitalia non riesca a confrontarsi con il mercato, incapace com’è di valorizzare perfino gli “hub” aereoportuali di Roma e Milano, insediati dall’esterofilia dei grandi network interessati a trasferire in Francia o in Germania il “capolinea” delle rotte internazionali.
Staremo a vedere…


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