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Europa sotto attacco. Le stragi dell'ISIS nel tempo del ramadam

 

L’Europa sotto attacco. Dopo Manchester, ancora Londra.
Gli attentatori erano molto giovani, vestiti di nero ed inneggiavano ad Allah.
Hanno colpito a London Bridge, falciando la folla con un furgone bianco, e poi sgozzando e sparando all’impazzata. Sette morti e quarantotto feriti, un altro tragico bilancio di sangue.
L’Isis ha internazionalizzato la sua “jiahd”, la guerra santa contro gli “infedeli” e l’Occidente.
E stavolta la politica del Vecchio Continente prende atto che lo scontro continuerà e che i miliziani dello Stato Islamico non ci daranno tregua.
Hanno dalla loro l’ “effetto sorpresa” e la voglia di morire per un Dio che li accoglierà nel “paradiso delle vergini”. La propaganda macabra delle cellule kamikaze funziona, arruola i giovani delle periferie degradate in tutta Europa, utilizza la religione come strumento di forza e la ribellione sociale degli esclusi come grimaldello.
“Seguite le orme dei martiri che vi hanno preceduti, studiate nel segreto e preparatevi diligentemente a infliggere perdite devastanti agli infedeli”, ha scandito, nel più pericoloso dei proclami, il figlio di Osama Bin Laden, ultimo “acquisto” dell’Isis. Hamsa Bin Laden, 28 anni, figlio del fondatore di Al Qaeda, ha aggiunto: “Dovete punire l’Europa e l’America per i bambini che uccidono con i loro bombardamenti in Siria. Se non siete in grado di colpire i crociati statunitensi, allora prendete di mira i loro alleati della Nato”.
La rete degli assassini del terrore non conosce più confini. Sono dappertutto, in mezzo a noi, e si organizzano grazie ad occulti finanziatori o in maniera rudimentale, accompagnati solo dalla folle ansia del martirio.
E’ iniziato da qualche giorno il “Ramadam”, il tempo del digiuno e della preghiera nel mondo musulmano. E i capi dell’Isis promettono: “Le ricompense per la “jiahd” nel tempo del Ramadam saranno aumentate di settanta volte. Non credete a chi dice che la religione ci vieta di uccidere nel mese sacro…”.
Colpiscono a Kabul, a Baghdad, in Libia, in Oriente e in Africa, ma sempre più spesso in Europa, dove i figli degli immigrati islamici avvertono il richiamo del messaggio alla “guerra totale”.
Mentre in Iraq si combatte per liberare Raqqa, la “Capitale” del Califfato, e Mosul, l’altra roccaforte dell’Isis – dove i miliziani sembrano in serie difficoltà operative e militari – in tutto il mondo risuona l’inno macabro alla battaglia contro l’Occidente. Ed è appena l’inizio di un’escalation di sangue che porta il panico perfino fra gli esperti dell’antiterrorismo della Nato.
“Useranno strategie sempre più sofisticate”, affermano, “e forse perfino armi chimiche…”.
Una prospettiva di terrore che lascia insonni le Cancellerie di mezza Europa.
Sarà una battaglia difficile, e stavolta non basteranno le tradizionali strategie di dissuasione.
Ci vorrà tempo. Bisognerà infiltrarsi nelle moschee, nelle banlieu, nei circuiti dei giovani musulmani fra cui dilaga il messaggio integralista. Bisognerà monitorare il web, che diffonde le gesta dei “soldati” del Califfato e le loro orride vendette.
Bisognerà liberare i loro territori, in Siria e in Iraq, e tentare di disarmarli, chiedendosi tuttavia di quali appoggi economici godono e hanno goduto, individuando gli “sceicchi” del terrore che ancora li finanziano a piene mani.
E si dovrà tentare – opera quasi impossibile – di sconfiggere l’ideologia “bacata” dell’Islam integralista, che nonostante le sue sordide bugie attecchisce fra le giovani generazioni.
Insomma, siamo dinanzi ad una “guerra” totale, ancor più pericolosa perché basata sul contagio ideologico.
L’Occidente non può e non deve perderla, ma la scia di sangue sarà ancora lunga, dolorosamente lunga…


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 Anche il “Roma”, il quotidiano più antico d’Italia (fondato nel 1862), dedica grande risalto ai 1.300 containers scomparsi. La prima pagina del giornale napoletano, “rimbalzata” a più riprese nelle “rassegne stampa” televisive di Rai News 24, di Sky Tg 24 e dei notiziari Mediaset, segnala come anche dalla Campania siano partiti rifiuti destinati all’esportazione transfrontaliera."


Anche il “Roma”, il quotidiano più antico d’Italia (fondato nel 1862), dedica grande risalto ai 1.300 containers scomparsi. La prima pagina del giornale napoletano, “rimbalzata” a più riprese nelle “rassegne stampa” televisive di Rai News 24, di Sky Tg 24 e dei notiziari Mediaset, segnala come anche dalla Campania siano partiti rifiuti destinati all’esportazione transfrontaliera.""

 Anche il “Roma”, il quotidiano più antico d’Italia (fondato nel 1862), dedica grande risalto ai 1.300 containers scomparsi. La prima pagina del giornale napoletano, “rimbalzata” a più riprese nelle “rassegne stampa” televisive di Rai News 24, di Sky Tg 24 e dei notiziari Mediaset, segnala come anche dalla Campania siano partiti rifiuti destinati all’esportazione transfrontaliera.""


 Anche il “Roma”, il quotidiano più antico d’Italia (fondato nel 1862), dedica grande risalto ai 1.300 containers scomparsi. La prima pagina del giornale napoletano, “rimbalzata” a più riprese nelle “rassegne stampa” televisive di Rai News 24, di Sky Tg 24 e dei notiziari Mediaset, segnala come anche dalla Campania siano partiti rifiuti destinati all’esportazione transfrontaliera."

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SYRILIFOTELEGRAPH.MK
  

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