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Progetto “scuola – lavoro”, uno scandalo senza fine

 

Una delle tante promesse mancate del famoso decreto “Buona-Scuola”, un altro bluff per gli italiani.
L’alternanza scuola-lavoro doveva rappresentare un’opportunità per tutti gli studenti della scuola superiore, facendo da ponte tra l’istituzione deputata all’insegnamento e quelle invece in cui si applica il sapere.
Ma è stato proprio così? A distanza di due anni dalla legge 107/2015 - che prevede appunto l’inserimento di 400 ore obbligatorie per i ragazzi del triennio degli istituti tecnici e 200 per i licei - probabilmente la risposta non sempre sarà positiva.
Stando alle prime statistiche, le Regioni che più hanno registrato difficoltà in tal senso sono state Campania, Sicilia, Lazio e Abruzzo.
Ma dando la parola ai diretti interessati ci si rende conto che non solo per la maggior parte di loro l’esperienza è tutt’altro che efficace, ma che il più delle volte si rivela una vera e propria perdita di tempo.

Luciano, 17 anni, studente di un noto liceo della capitale, afferma con forte delusione: “ Ci hanno mandati al Mcdonald’s a pulire i tavoli e i bagni”.
E ancora, Francesco, 17 anni, iscritto al liceo classico, racconta di aver raccolto per ore escrementi di uccelli nell’area protetta di Villa Borghese dove grazie alla LIPU( Lega Italiana Protezione Uccelli) vengono curati svariati tipi di volatili.
Insomma, il quadro che emerge è forse diverso da quello che prospettava Matteo Renzi all’indomani di quella che sembrava fosse la riforma del secolo.
Mancanza di fondi? Non si direbbe, perché sono stati investiti 350 milioni di euro con l’aggiunta - ogni anno - di ulteriori somme destinate a progetti.
Forse la risposta risiede nel fatto che ancora una volta che le cose vengono organizzate male. La scuola italiana intende imitare, a tutti i costi, i modelli stranieri senza però averne le caratteristiche.
Questo modello di scuola-lavoro sembra lasciare intendere “studia, studia, che poi tanto dovrai accontentarti di ciò che trovi per sopravvivere…”.
I ragazzi, alla fine, motivano la propria scarsa voglia di fare con la giustificazione di un’offerta inesistente e di un futuro incerto.
La corsa all’emigrazione testimonia la sfiducia…chi può va all’estero, a studiare e lavorare in un contesto duro, ma coerente…


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