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Rifiuti connection, i contratti nel mirino dei giudici

E adesso che la Macedonia non consente lo scarico di rifiuti stranieri nella discarica di Drisla e che l’Albania si oppone perfino al transito, che fine faranno i contratti sottoscritti da tante amministrazioni italiane?
Non sarebbe stato opportuno controllare meglio ed evitare che qualcuno pensasse allo smaltimento illegale?


“Ma al Comune di Bari e nelle oltre quaranta città del distretto, lo sapranno o no che i loro rifiuti – conferiti alla Flc Ambiente di Frosinone – non possono più entrare in Macedonia per disposizione del Governo locale? E se si, allora, che fine farà la delibera del febbraio 2016 con la quale quegli stessi Comuni sottoscrissero un accordo per lo smaltimento transfrontaliero delle loro immondizie?
E all’Amministrazione Provinciale di Imperia, e in Campania, e nel resto d’Italia dove – sempre grazie ai “servigi” della Flc, costola di Finanziaria Centro Lazio S.p.A. – pensavano di aver risolto il problema smaltendo al di là dell’Adriatico, come ritengono di doversi tutelare alla luce del sospetto che 1.300 containers di rifiuti siano finiti, molto probabilmente, nelle mani degli avvelenatori italo-albanesi?
Non stiamo certo sostenendo che l’impresa di Frosinone abbia organizzato quel traffico, ma è un dato di fatto che l’unico “corridoio” di interesse per l’esportazione dei rifiuti in quell’area è quello che dall’Albania conduce alla frontiera di “Qafè Thane” e, di lì, alla discarica di Drisla, a Skopje. Ed è certo che quella discarica, la più grande d’Europa, la gestisce proprio Flc, la società degli imprenditori Ferazzoli
Costoro non avranno, certo, investito 73 milioni di euro per smaltire i rifiuti locali, conferiti da amministrazioni povere e senza risorse economiche sufficienti. Il vero business, senza dubbio, l’avranno immaginato nella filiera dell’esportazione dall’Italia e, magari, da altri Paesi europei. La stessa filiera che oggi è oggetto di attenzioni da parte della magistratura antimafia in Italia, in Macedonia e in Albania.

In quei Paesi, in realtà, la politica cambia pelle e opinioni con frequenza impressionante.
Un esempio per tutti, quello del Premier albanese Edi Rama. Si era presentato agli elettori, in campagna elettorale, sostenendo che l’Albania mai e poi mai sarebbe diventata la “pattumiera d’Europa” e che il suo Governo non avrebbe consentito l’importazione nel Paese di rifiuti urbani, industriali o pericolosi. E invece, smentendo se stesso, nel 2016 presenta al Parlamento una legge che apre le porte agli importatori di rifiuti in maniera dissennata, pur non disponendo di strutture adeguate, discariche, inceneritori, impianti di smaltimento… Posizione tanto dissennata da fargli rischiare una crisi di Governo, con le massime cariche dello Stato schierate a difesa del territorio, la gente in piazza, e buona parte dei deputati in carica che si interrogano, ormai apertamente, sui retroscena non certo “nobili” di un tale, repentino cambio di rotta.
Ma torniamo ai Comuni e alle amministrazioni italiane. Siamo in possesso di alcune delle delibere oggi all’attenzione delle autorità inquirenti. Quella dell’ATO (Ambito Territoriale Ottiamale) di Bari, ente delegato al settore dei servizi del ciclo urbano dei rifiuti e assimilati, è datata – appunto – febbraio 2016.
Nella seduta assembleare in questione, presenti i rappresentanti di oltre venti amministrazioni comunali, il Direttore dell’Ente riferisce che Amiu Puglia S.p.A. ha ricevuto un’offerta da parte della Flc Ambiente per esportare i rifiuti prodotti dall’impianto di Bari. “La proposta”, si legge nel documento, “prevede una tariffa di 87 euro a tonnellata oltre Iva, comprensiva di recupero e trasporto dal porto di Bari all’impianto, cui si aggiungerebbe solo il trasporto dall’impianto Amiu al porto di Bari, stimato in 5 euro a tonnellata…”.


“Attualmente, invece”, è scritto nel documento, siglato dal Presidente dell’Assemblea, ing. Antonio Decaro, “i Comuni pagano 80 euro a tonnellata per lo smaltimento e circa 20 euro a tonnellata per il trasporto, oltre Iva, ed inoltre l’ecotassa che varia da 7,5 euro a 25, 82 euro a tonnellata…”. E ancora: “L’attività proposta da Flc Ambiente si configura come una spedizione transfrontaliera di rifiuti, per la quale è prevista una procedura di notifica e autorizzazione da parte dell’autorità di spedizione, Città Metropolitana di Bari, e delle autorità competenti di destinazione (Macedonia) e di transito (Albania), ai sensi del Regolamento CE n. 1013/2016”…

Il Vice Presidente dell’Assemblea prova a segnalare la delicatezza del tema. “Le società coinvolte”, sostiene, “devono fornire adeguate garanzie sulle modalità di gestione dei rifiuti, e chiede pertanto di svolgere tutti gli approfondimenti tecnici e giuridici necessari”. Ma la proposta è economicamente conveniente, e i Comuni – alle prese con la “spending review” imposta dal Governo, non si sottraggono. L’ATO approva ed inizia il primo accordo semestrale…


Se oggi, tuttavia, le autorità albanesi insorgono e vietano perfino il transito dei rifiuti stranieri sul loro territorio e quelle macedoni rinunciano ai profitti della discarica di Drisla pur di non aprire le porte ai “monnezzari” italiani, è evidente che qualcosa è cambiato.
E che quel “qualcosa” ha dato la stura all’azione dei trafficanti di veleni. Dove siano, adesso, i 1.300 containers scomparsi potranno appurarlo soltanto le autorità delegate alle indagini. Staremo a vedere…


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