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Il patto delle discariche: indagini fra Italia e Albania

Da ieri un'inchiesta a Durazzo sulle rivelazioni di Pianeta Italia News ed un'altra alla Procura Nazionale Antimafia

Lo hanno battezzato “il patto delle discariche”. Un accordo scellerato fra mafia, camorra e ‘ndrangheta per gestire, all’estero, lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani e di quelli industriali provenienti dall’Italia. Un business enorme, che passa attraverso i canali del riciclaggio del danaro criminale e la copertura di società “legali”, affidate a prestanome di alto rango.
L’ “operazione discarica” è oggi una maxi inchiesta, avviata tempo addietro dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Roma e coordinata – per l’intervento attivo di altri uffici giudiziari – dalla Procura Nazionale Antimafia guidata dal giudice Franco Roberti.

 

Ecco l'atto ufficiale che avvia l'indagine della Procura di Stato di Durazzo


E’ un’indagine lunga e delicata. Gli uomini della Dia e della Guardia di Finanza sono a Bucarest e in altri Paesi dell’Est. Ma anche a Skopje, in Macedonia, in Croazia e in Albania. Appoggiati stabilmente presso le Ambasciate d’Italia dove – come accade a Bucarest, per esempio – fanno base operativa anche uno o più magistrati.
La scomparsa di 1.300 containers di rifiuti in Albania – di cui ci stiamo occupando da giorni – si inserisce in questo filone d’inchiesta. Immondizie destinate a Drisla, la discarica di Skopje, la più grande d’Europa, e mai arrivate in Macedonia per l’imprevedibile diniego del Governo locale, che mai aveva pensato – affidando quell’impianto ad un’impresa italiana di Frosinone, la Flc Ambiente – di autorizzare una “pattumiera” di rifiuti transfrontalieri.
Dove sono finiti i containers, sbarcati a Durazzo e mai transitati alla frontiera macedone?
Da stamane se lo chiede anche la Procura di Stato di Durazzo, che ha annunciato l’apertura ufficiale di un’inchiesta.

 

La discarica di Tirana

Ma non è finita. Nostre fonti riferiscono che gli appetiti delle ecomafie si sono indirizzati anche verso la discarica di Tirana, un sito dall’impatto devastante a Sharre, poco distante dalle aree abitate. Vi si bruciano ancora i rifiuti, producendo malefica diossina, ed il Comune vorrebbe affidarla in gestione. Si sono fatti avanti alcuni imprenditori del Nord Italia, amici del sindaco di Verona, Flavio Tosi. Gente pulita, intendiamoci. Ma gli interventi di bonifica e risistemazione del sito costano milioni di euro. Dietro la porta degli accordi e delle capitalizzazioni attendono, famelici, i prestanome delle ecomafie che riescono ad inserirsi sempre e comunque.
Un’intercettazione cita due sospetti di ‘ndrangheta che parlano proprio del sito di Sharre. “Quello è un affare per tutti noi…”, affermano. “Un’operazione da non perdere…”.
A Skopje, in Macedonia, la Flc Ambiente s.r.l. ha investito 73 milioni di euro. La società di Frosinone ha un capitale sociale di diecimila euro ed è controllata da una Finanziaria che ne detiene seicentomila… Ma 73 milioni sono un’altra cosa, e le investigazioni puntano a stabilire da dove siano arrivate le risorse necessarie per finanziare il progetto. Nulla, per carità, lascia intendere che i capitali impiegati possano pervenire da fonti “sporche”, ma un approfondimento è d’obbligo.
Così come accadde a Bucarest, dove dietro la discarica spuntarono i nomi dei soci dell’ex sindaco di Palermo, Vito Ciancimino…
Un verminaio, insomma, di miliardi e complicità.
A Tirana, se riescono ad occultare centinaia di containers, godono di certo di protezioni di alto rango.
Il Premier Edi Rama si è risentito dell’inchiesta sui “rifiuti scomparsi”. Ha affidato al suo Ambasciatore a Roma il compito di scrivere e di precisare. Ma, intanto, è un dato di fatto che si sia presentato in Parlamento con una legge tutta dedicata all’importazione transfrontaliera dei rifiuti, ancora bloccata per l’opposizione delle alte cariche dello Stato. Ciò non vuol dire che volesse sostenere clan mafiosi, per carità… Ma in una capitale che ancora brucia le immondizie all’aria aperta, senza strutture adeguate, come si può immaginare di prendere in carico i rifiuti dell’altra sponda dell’Adriatico.
“Realizzeremo gli inceneritori”, ha annunciato il premier. Ma con quali investimenti?
Nel frattempo, gli eco-trafficanti si segnalano per attivismo e non è la prima volta, in realtà, che si aprono indagini sulla “rotta dei rifiuti” che passa per l’Italia e tocca le coste di Albania e Croazia.
Passerà del tempo, ma emergeranno le responsabilità di chi intende sfruttare la “rifiuti connection” per accaparrare quel fiume di denaro…
Con buona pace del Primo Ministro di Albania, che stavolta ha perso il fair-play per un paio di articoli…


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