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Nuovo "caso" in Albania - Il governo regala una raffineria a Sargeant III°, il petroliere su cui indagano Pentagono ed FBI

Harry Sargeant IIII°,  petroliere della Florida

 

Dopo il “giallo” dei rifiuti scomparsi, in Albania si apre un nuovo “affaire”.
E stavolta riguarda il petrolio,  l’ “oro nero” intorno al quale gira – da sempre – la brutta consuetudine della corruzione politico-affaristica. Stavolta non indagano le autorità italiane, ma addirittura il Pentagono e l’Fbi americana. E l’auspicio, adesso, è che la magistratura albanese – senza attendere iniziative “esterne” al Paese - metta ordine in una vicenda che sa di truffa ai danni dei cittadini e delle Istituzioni.
Il “caso” gira intorno alla gestione della raffineria petrolifera di Ballsh, città albanese, capoluogo del Distretto di Mallakaster, nella Prefettura di Fier. Le colline circostanti questa amena località -  poco più di diecimila abitanti nel Sud del Paese – sono ricche di petrolio, al punto che durante il regime comunista vennero realizzati oleodotti (oggi ridotti male) ed una raffineria per la produzione di nafta.
I fatti sono davvero inquietanti.
Nel settembre dello scorso anno, il Premier Edi Rama, il suo vice Niko Peleshi ed il Ministro delle Finanze, Arben Ahmetaj, annunciano  con enfasi di aver salvato la raffineria di Ballsh grazie ad un “serissimo investitore americano”. L’impianto , milleduecento dipendenti, era rimasto “orfano” di proprietà. L’imprenditore albanese Rezart Taci,  noto anche in Italia per le sue “avventure” nel calcio, l’aveva acquisita nel 2007 in uno con la compagnia petrolifera che detiene l’impianto, la ARMO, con un’offerta “bomba” da 128 milioni di euro, spiazzando quelle certamente meno poderose di grandi compagnie internazionali, tra cui Vitol e Socar, che si erano fermate ad un massimo di trenta milioni.
Poi, nel 2012, Taci ebbe problemi giudiziari e le sue compagnie vennero dichiarate insolventi.
In particolare, mentre il finanziere albanese era agli arresti, si fece avanti l’International Bank of Azerbaijan, cui  Taci aveva dato in pegno la raffineria per ottenere il finanziamento necessario all’acquisto. In sostanza, la Banca rivendicava in sede legale ( cosa che non ha mai smesso di fare)  la proprietà dell’impianto, che resta in stato di abbandono a partire dal 2012.
Da parte del Governo albanese sarebbe stato naturale, in quel frangente, risolvere la questione con una gara internazionale che affidasse temporaneamente l’azienda ad un gruppo di comprovato curriculum che provvedesse alla gestione temporanea della raffineria, in attesa della risoluzione dei contenziosi, salvando nel contempo i posti di lavoro.
E invece no. Rama e i suoi Ministri, degni dei migliori prestigiatori, tirano fuori dal cappello a cilindro il “serissimo” imprenditore che miracolosamente risolverà il problema.
Ed è così che appare sulla scena albanese Harry  Sargeant III°…
Cinquantanove anni, originario di Boca Raton, Contea di Palm Beach, in  Florida,  Sargeant  Terzo si destreggia fra i politici albanesi come l’anziano esploratore al cospetto delle tribù del bunga bunga… Intanto promette soldi a tutti: 500 milioni di dollari per sanare i debiti della ARMO, 52 milioni per rilanciare l’impianto e ristrutturarlo dopo anni di abbandono. Insomma, l’uomo venuto da oltreoceano fa capire che ce ne sarà per tutti…
Vero? Falso? Il dato che lascia perplessi – ed il Premier Edi Rama non poteva non saperlo! – è quello che Sargeant non dispone affatto di queste cifre. Negli Stati Uniti la sua Compagnia, International Trading Company (IOTC)  , ha dichiarato bancarotta per oltre 100 milioni di dollari.


Mentre il Pentagono e l’Fbi indagano sulle sue società per questioni di corruzione internazionale, legate agli appalti pubblici che Sergeant  gestiva in Iraq come fornitore del Dipartimento della Difesa.
Agli atti degli investigatori, c’è la prova di un pagamento di 50 milioni di dollari a favore di un uomo d’affari giordano legato al Governo, senza contratti d’appoggio e senza nessuna ragione apparente che giustifichi quel pagamento…
Sarebbero bastati questi pochi elementi per tenere lontano dal “Paese delle aquile” l’imprenditore americano, le cui gesta sono state raccontate da molti “media” d’oltreoceano.
In Italia, per molto meno, le Procure avrebbero aperto un fascicolo “d’ufficio”: il mancato ricorso alla gara di evidenza pubblica, in questo come in altri casi, può motivare il sospetto di “mazzette” o “favori” alla politica…  
Come mai il Governo Rama, che fa della trasparenza il proprio “leit motiv”, presenta al Paese l’ “uomo del miracolo” dimenticando i suoi trascorsi ed evitando, di proposito,  una regolare gara per l’affidamento della raffineria?
Non sarà forse il caso di vederci chiaro? Noi, questa brutta storia, continueremo a raccontarla…


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