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Renzi e la battaglia finale sul referendum

 

Il prossimo 4 dicembre si voterà per il referendum costituzionale che dovrebbe apportare sostanziali modifiche alla nostra Costituzione, dal bicameralismo alla riduzione dei parlamentari, dalla semplificazione della burocrazia all’eliminazione del Consiglio Nazionale dell’economia e del lavoro.
In questi giorni il dibattito sul fronte del Si e del No ha assunto toni accesi, fino al punto da diffondere una sorta di “strategia della paura”.
Visioni nefaste e terribili conseguenze ci aspetterebbero nel caso della vittoria del No.
Il mercato finanziario, minacciano alcuni “opinion leaders”, ne uscirebbe a pezzi ( come se quello esistente fosse roseo), le banche crollerebbero e gli investitori stranieri ci guarderebbero come degli untori…
Ma sarà vero?
Ciò che promette Renzi ormai da mesi -  un “cambiamento epocale” nel caso di vittoria del Si -  sarà davvero la manna che sfamerà noi tutti italiani e ci proteggerà da un destino ormai segnato?
A quanto pare, i dati reali dicono tutt’altro.
L’Istituto Nazionale di Statistica conferma la crescita zero nell’ultimo trimestre: cala l’industria e di conseguenza anche i consumi interni.
“ Va meglio degli altri anni”, ci sentiamo ripetere, ma fino a quando il nostro Paese dovrà combattere con teorie del genere, decisamente minimaliste,  e soprattutto quando ci sarà finalmente qualcuno al potere che avrà davvero a cuore il bene di questo splendido Paese e di noi italiani?


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