CHI HA VINTO?

Senato ai repubblicani. Camera ai democratici 

Alla fine è andata proprio come doveva andare. Le elezioni Usa di medio termine hanno mantenuto, anzi accentuato, il controllo dei Repubblicani sul Senato rinnovato per un terzo, e restituito con larghezza ai Democratici quello sulla Camera, interamente rieletta. Donald Trump è ora “un’anatra zoppa”, un Presidente che dovrà confrontarsi con l’opposizione, anzi l’ostruzionismo di uno dei due rami del Parlamento, condizione che prima di lui era toccata a Barack Obama, Bill Clinton, George W. Bush e, più indietro, a Harry Truman.

In concreto, e molto in sintesi, Trump avrà ancora mano libera sulla politica estera e sulle nomine, la cui ratifica compete appunto al Senato, mentre troverà ostacoli altissimi nella politica interna, su cui maggiori sono le competenze della Camera.

Si attendono anche notizie sul Russiagate. Robert Mueller, l’ex direttore dell’Fbi che fa da procuratore speciale in questa indagine, è rimasto silente nei due mesi prima del voto di medio termine, come da galateo politico, ma è probabile che a breve si rifaccia sentire.

Se qualcuno sente già profumo di impeachment, è meglio che si dia una calmata. È vero, la Camera può varare la procedura con la maggioranza semplice, e i democratici (che pure non sono tutti d’accordo, per paura di regalare a Trump l’aureola del perseguitato) ce l’hanno. Ma poi, per confermare la condanna del Presidente, occorrerebbero i due terzi del Senato e saremmo punto e a capo. Anche perché in questo voto il Partito repubblicano è diventato come mai prima il “partito di Trump”: suoi i temi che hanno dominato la campagna elettorale, suoi gli slogan, sue le polemiche che hanno permesso a certi candidati di spuntarla contro le previsioni.


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