CATTURATO CESARE BATTISTI IN BOLIVIA, DOPO 38 ANNI DI LATITANZA.

CHI E' CESARE BATTISTI

Cesare Battisti è nato nel 1954 a Cisterna di Latina. Da adolescente si iscrisse al Partito Comunista Italiano, fece parte della FGCI, il gruppo giovanile del PCI, ma ne uscì poco dopo. Nel 1968 cominciò il liceo classico, ma lo lasciò nel 1971 facendosi conoscere dalle forze dell’ordine per piccoli crimini: nel 1972 venne arrestato per la prima volta per una rapina, due anni dopo venne arrestato di nuovo per rapina con sequestro di persona. E nel 1977 finì di nuovo in carcere, a Udine: lì conobbe Arrigo Cavallina, fondatore di un gruppo terrorista di estrema sinistra chiamato Proletari armati per il comunismo (PAC).

Negli articoli in cui si parla di Battisti si ripete spesso che fino a un certo punto lui fu un comune delinquente e che il 1977 e l’incontro con Cavallina furono i momenti in cui avvenne la sua politicizzazione. Battisti ha sempre negato questa versione, dicendo che la sua famiglia era comunista e che lui militava da sempre: «Ho fatto parte di Lotta continua, poi di Autonomia operaia. Sono finito dentro per una rapina, era un esproprio. Gli espropri non si rivendicavano. Non mi sono politicizzato in carcere, semmai in carcere ho conosciuto persone attraverso le quali sono entrato nei PAC».

Uscito dal carcere, a Milano Battisti partecipò attivamente alle azioni dei PAC con rapine a banche e a supermercati, sabotaggi alle fabbriche, varie aggressioni e omicidi. Per quattro di questi omicidi, i processi – in tutti i gradi di giudizio – hanno poi riconosciuto la partecipazione, diretta o indiretta, di Battisti. I processi si celebrarono comunque senza la sua presenza: Battisti fu arrestato nel 1979 per possesso illecito di armi e banda armata, evase nel 1981 dal carcere di Frosinone e lasciò l’Italia, per non tornarci più.

Gli omicidi nei quali Cesare Battisti risultava essere coinvolto (e per i quali venne condannato in contumacia a due ergastoli) avvennero tra il 1978 e il 1979. Il 6 giugno del 1978 venne ucciso Antonio Santoro, maresciallo della polizia penitenziaria, accusato dai PAC di avere maltrattato e torturato alcune persone detenute. Le sentenze stabilirono che Battisti aveva sparato a Santoro insieme a una complice. Il 16 febbraio del 1979 in provincia di Venezia viene ucciso Lino Sabbadin, un macellaio. Le sentenze in questo caso hanno stabilito che Battisti aveva agito da “copertura armata”. Lo stesso giorno, a Milano, venne ucciso il gioielliere Pierluigi Torregiani. Secondo le sentenze Battisti era stato tra gli ideatori e gli organizzatori dell’agguato. Nel corso di questa sparatoria, un colpo sparato dal gioielliere ferì suo figlio quindicenne, Alberto Torregiani, che da allora vive su una sedia a rotelle. Sia Sabbadin che Torregiani nei mesi precedenti alla loro morte avevano ucciso dei rapinatori difendendosi durante dei tentativi di rapina. Il 19 aprile del 1979 a Milano, venne ucciso l’agente della DIGOS Andrea Campagna. Secondo le sentenze, Battisti fu l’esecutore materiale dell’omicidio.


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