DA GIALLO VERDE A GIALLO ROSSO: EFFETTI CROMATICI DEGLI ULTIMI GOVERNI

Ci troviamo in una sorta di derby, dove uno dei giocatori è passato all’altra squadra. Chiaramente quando si passa ad un’altra squadra si sceglie per quella vincente, così sembra essere andata anche nella politica italiana di fine estate. >>>

Dopo le mirabolanti peripezie dell’ex ministro degli interni Salvini, tra balli, mojito, cubiste da spiaggia e proclami di elezioni imminenti per avere pieni poteri, ci ritroviamo un po’ storditi, come appena svegliati da una pennichella pomeridiana sotto l’ombrellone, a vivere la nascita di un nuovo governo: quello giallo rosso. Niente è cambiato e niente è rimasto immobile, tutti si sono mossi verso nuovi impegni e nuove responsabilità: Di Maio si ritrova agli esteri, Toninelli torna sui banchi da bravo scolaretto, anche la Grillo ha preso la via di casa, ma Conte no, Conte è rimasto li, duro e imperterrito come un condottiero che non abbandona il campo di battaglia anche dopo una batosta clamorosa. Conte diventa simbolo del rinnovamento nonostante non si sia mosso di un millimetro da quella poltrona, alla quale, corre voce, ci si affeziona facilmente e ci si prende gusto, lasciando logorare chi non è riuscito a sedervisi sopra nonostante le folle urlanti. Ormai L’estate è finita e ricordando quel turbine di emozioni vissute tra fine luglio e 8 agosto, quando Salvini decise di sfiduciare il suo governo, dobbiamo ricordarci anche che ci aspettano mesi duri e impegnativi, a livello politico, economico e sociale, con un’Italia spaccata in due dagli odiatori da social, senza distinzioni geografiche, dal momento che la Lega ha tolto “Nord” dal nome, ma anche un’Italia spaccata comunque a prescindere dalla lega, da nord a sud, dove il nord è ancora motore trainante economico di questa Italia un po’ sgangherata, un po’ affannata ma con molte cosa ancora da dire e da fare a livello internazionale. Siamo pur sempre italiani, giallo verde, giallo rosso, verde blu, rosso nero, non piangiamoci addosso e rimbocchiamoci le maniche.

GDP

 


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