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Rifiuti connection, in Albania si dimette il Ministro dell'Interno

Il Ministro dell'Interno albanese Saimir Tahiri

 

Il Premier Edi Rama lo sfiducia, chiedendone le dimissioni dall’Esecutivo. Lui resiste, nega, si abbarbica alla poltrona, ma il Primo Ministro decide di “sacrificarlo”… E così Saimir Tahiri, titolare del potentissimo Dicastero dell’Interno della Repubblica di Albania, sarà costretto a lasciare l’incarico nelle prossime ore.
La “Rifiuti Connection” miete la prima vittima. Il suo Ministero è responsabile della polizia di frontiera e nella vicenda dei 1.300 container scomparsi, sepolti chissà dove con il loro carico pericoloso e puteolente, di sicuro si celano responsabilità di alto profilo.
I “trafficanti” che hanno occultato i carichi oggetto delle nostre rivelazioni – sui quali indaga la Procura di Stato di Durazzo – hanno goduto di importanti connivenze. Il Ministro Tahiri è il primo a pagare…


La vicenda dei containers partiti dal porto di  Gioia Tauro e destinati, ufficialmente, alla discarica di Skopje, in Macedonia (e mai arrivati a destinazione), infiamma lo scontro politico e le polemiche fra gli “attori” della società civile. “Il Premier Edi Rama ci sta perdendo la faccia“, afferma Artur Zheji, giornalista indipendente. “Aveva promesso ai suoi elettori che non avrebbe mai consentito che l’Albania diventasse la pattumiera d’Europa e poi, lo scorso anno, si è presentato in Parlamento con una legge che consentiva l’importazione dei rifiuti transfrontalieri, anche quelli chimici ed industriali… La legge l’hanno bloccata le Alte cariche dello Stato con la loro ferma opposizione, ma nella società civile si è alzata una fortissima indignazione contro il suo operato… Chissà, forse in Italia i suoi “consiglieri” sono entrati in contatto con gente del settore che ha utilizzato convincenti argomenti per sollecitare tanto interesse e tanta premura governativa!”.
Come il Premier albanese Rama potesse immaginare, nella pratica, l’ “importazione” di questo nuovo flusso di veleni dall’Italia e dall’Europa è un vero mistero, considerato che a Tirana la discarica ricorda i vecchi sversatoi degli anni ottanta e che il Paese, già di suo, vive da sempre un’emergenza ambientale.
Roberto Saviano, l’autore di “Gomorra”, il giornalista che di ecomafie se ne intende per averle raccontate nei suoi libri-inchiesta, già nel 2011 aveva lanciato l’allarme con una lunga intervista rilasciata ad una giornalista albanese. “Attenti, il vostro Paese rischia di diventare la pattumiera d’Europa”, affermò lo scrittore. “Le mafie italiane hanno puntato il proprio sguardo famelico sulle discariche di Albania, Croazia, Serbia e Macedonia, e sulle grandi possibilità di connivenza con le organizzazioni locali per lo sversamento illegale…”.
Tutto vero. Poi, qualche settimana fa, a Tirana, è arrivata la conferenza stampa congiunta fra il Procuratore Nazionale Antimafia Franco Roberti ed il Procuratore Generale di Albania, Adriatik Llalla.  In quella sede, le responsabilità degli “omessi controlli” del Dicastero dell’Interno sono emerse con forza dirompente. Dapprima, rispetto alle vicende connesse al traffico della droga. “Non era mai accaduto prima che i carichi di droga dalla sponda albanese a quella italiana si intensificassero così tanto per quantità e frequenza”, ha affermato, durissimo, il giudice Roberti. E poi il traffico di rifiuti, oggetto di un lungo colloquio fra i due nel riserbo delle consultazioni istituzionali…

“Il Premier Edi Rama, per risalire la china”, continua il giornalista Artur Zheji, “intende promuovere un poderoso rimpasto nei prossimi giorni, mentre le opposizioni chiedono le sue dimissioni e l’istituzione di un Governo tecnico che guidi la delicata fase elettorale fino alle consultazioni elettorali, fissate per il 18 giugno prossimo… Brutta storia, questa dei rifiuti, ci si è davvero giocato l’immagine agli occhi del Paese”…
Il Ministro dell’Interno, Saimir Tahiri, era più volte balzato agli onori delle cronache. Un poliziotto albanese, una sorta di “Serpico” costretto a rifugiarsi in Svizzera, lo accusò tempo addietro di collusione con i trafficanti albanesi. Ed anche un anno fa, una brutta vicenda di intercettazioni illegali lo coinvolse nel “bailamme” di uno scandalo giudiziario e mediatico. La vicenda nacque dalla cooperazione fra la polizia italiana e quella albanese. I nostri investigatori fornirono alle autorità del “Paese delle aquile” un sistema di intercettazioni denominato “Imsi Catcher”, una sorta di “grande fratello” capace di intercettare enormi flussi di conversazioni all’insaputa degli operatori di telefonia. L’apparato era riservato alla “formazione” del personale albanese, ma approdò nel Paese in maniera quasi clandestina - l’11 marzo 2016 - senza passare ufficialmente alla dogana ed ufficialmente destinato alla “missione italiana interforze”.


“In realtà”, denunciò in Parlamento l’ex Premier, Sali Berisha, “quel dispositivo fu utilizzato per spiare 375 personalità albanesi, tra cui il Presidente della Repubblica, Bejor Nishani, membri del Governo e leaders dell’opposizione, oltre che alti magistrati e giornalisti…”.  Per questa inquietante vicenda il capo della polizia, Haki Chaco, fu estromesso dall’incarico (poi riabilitato mesi dopo e restituito alle sue funzioni) e due alti dirigenti del Ministero dell’Interno furono arrestati.
La Procura di Tirana, dei 375 casi citati, riuscì a comprovarne uno solo: quello di una famiglia albanese, da sempre in conflitto di interessi con quella del Ministro dell’Interno Tahiri, intercettata illegalmente per  questioni di affari. Circostanza ammessa, in  sede di interrogatorio, dallo stesso capo della polizia.
Insomma, un bel pateracchio… Cui si aggiungono la brutta vicenda dei 1.300 containers di rifiuti scomparsi ed il fallito tentativo di importare in Albania, con tanto di timbro governativo, i rifiuti di mezza Europa.


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