Iran: una rabbia dalle radici profonde

 IN QUESTI GIORNI LA RIVOLTA A TEHERAN SI FA SEMPRE PIU' DURA

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“Le persone che hanno causato quello che sta accadendo pensano di poter danneggiare il governo”, ha dichiarato il vicepresidente iraniano Eshaq Jahangiri. “Ma quando le proteste si riversano in piazza, le persone che le hanno scatenate non sono sempre in grado di controllarle”. La domanda è: a quali persone si riferiva Jahangiri, e a quale governo?

In Iran i falchi sostengono (come fanno sempre in questi casi) che le manifestazioni cominciate il 28 dicembre 2017, e che da allora si sono ripetute ogni giorno, sono opera di controrivoluzionari e di agenti dei servizi segreti. Il corpo delle guardie della rivoluzione islamica ha avvertito i manifestanti antigovernativi che dovranno vedersela con il “pugno di ferro” della nazione se i disordini dovessero continuare.

Ma la realtà è che in Iran esistono due governi. Uno è quello eletto del presidente Hassan Rohani, un riformista che ha ottenuto un secondo mandato alle elezioni dello scorso giugno. L’altro è composto da religiosi ed estremisti islamici (come la Guardia rivoluzionaria) che servono la “guida suprema”, l’ayatollah Ali Khamenei. Ed è proprio l’ayatollah ad avere l’ultima parola nelle questioni sia teologiche sia politiche.


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